AVEVO MALE AI PIEDI… SE NO LA CHIUDEVO!

Da una indagine statistica sulla nostra pagina facebook “Arrampicata e tendiniti pulegge, etc:patologia arrampicatoria” è emerso che il il 44 % dei 256 climber votanti ha avuto problemi ai piedi causati dall’ arrampicata.Però la maggior parte dei climber non ritiene il piede una parte anatomica soggetta a patologie causate dall’;arrampicata.In contrasto con ciò io vedo un discreto numero di arrampicatori con patologie al piede causatedall’ arrampicata. Alcune sono abbastanza comuni: contusioni (botte)che rimangono dolenti per mesi, unghie incarnite,calli iperdolenti, ragadi (dei tagli nelle pieghe che non guariscono), spinecalcaneali, alluci valghi e dita a martello.Troppo spesso i climber vengono da me dopo che sono stati da altri medici, che scoprendo chemettiamo scarpette 2 numeri in meno dicono “Deve smettere di arrampicare”; o “Deve mettere una scarpa della sua misura e metterci dentro un plantare per arrampicare!” questi casi suscitano certo qualche sorriso per l’alone di mistero e ignoranza che avvolge il nostro sport, ma sono ancora fortunati. Nei casi peggiori accade che il medico non capisce proprio che si usano scarpette particolari, in cui il piede deve assumere una postura particolare. Così capita che curi il problema come in un paziente normale. Questo in caso di ragadi, unghie incarnite, calli iperdolenti in genere non porta a danni ma solo ad una mancata guarigione. In casi più gravi soprattutto per alluce valgo o dita a martello il paziente viene operato e il piede non fa più male, ma le dita vengono modificate in modo che non possano più entrare correttamente nella scarpett. Questo per un climber è una tragedia perchè significa dover arrampicare in ciabatte. D’altronde il medico non ha colpa, perchè l’intervento è perfettamente riuscito, nessun paziente si è mai lamentato di non poter rattrappire le dita in una scarpa 2 numeri più piccola per arrampicare. Non dimentichiamo che questa pratica è incomprensibile e “anormale” per il 99% della popolazione “normale”.

LE SPINE OSSEE UN PROBLEMA DA CLIMBER!

Oggi vorrei parlare in particolare una patologia molto rara nella popolazione “normale” madiscretamente comune tra noi “anormali” dopo qualche anno di arrampicata con scarpette 2 numeri in meno.COSATecnicamente si chiamano “Osteofiti falange”, in pratica sono delle piccole spine ossee dellefalangi, ovvero degli ossicini che compongono le dita dei piedi. Per semplicità li chiameremo spine ossee.PERCHE’Sono causati da infiammazioni locali associati a compressioni o tensioni anomale. Guarda casoqueste condizioni corrispondono perfettamente all’uso prolungato e ripetitivo delle scarpette, specialmente in placca.COMEQueste simpatiche spine causano un dolore alle dita che è caratteristico perchè insorge sempre nello stesso punto; non subito, ma dopo aver indossato la scarpetta da un po di tempo.A volte insorge solo durante un certo tipo di arrampicata (in genere in placca). Il dolore inizia gradualmente e diventa pian piano insopportabile.Un particolare importante è che il dolore inizia quando si sta usando quel tipo di scarpetta dadiverso tempo senza disturbi (soprattutto se in pelle sintetica non elastica).questo fa pensare che non sia correlato alla scarpetta, invece è stata proprio quel tipo di scarpetta a causare le compressioni e conseguenti infiammazioni che han portato allo sviluppo di quella spina ossea.

NIENTE PANICO

Attenzione non cadiamo nell’errore di pensare che tutti i dolori alle dita dei piedi siano causati da queste spine ossee, più spesso è semplicemente una scarpetta troppo piccola o inadatta a quel piede. Non dobbiamo pensare neppure che tutte queste calcificazioni causino dolore. Se non sono compresse non lo causano, infatti nella scarpa da ginnastica non fanno male. Alle volte diventano grosse senza essere dolenti. Il paziente della fig. X ha dovuto sottoporsi all’intervento per rimuoverla perchè il dito non stava più dentro la scarpetta, non perchè era dolente.

COME RISOLVERE IL PROBLEMA DIAGNOSI

Come sempre per risolvere il problema bisogna capire bene qual’è il problema. Inquesto caso bisogna capire se c’è una o più di queste spine e se è proprio lei a causare il dolore, perchè come dicevamo a volte ci sono ma non fanno male. In molti casi si devono fare delle radiografie nelle proiezioni corrette tenendo ben presente che non è facile vedere queste spine, perchè le dita sono 5 in tutto 14 falangi e spesso almeno una falange stadavanti alla spina coprendola. Ovviamente è fondamentale visitare il piede con e senza scarpetta, mettendo anche la scarpetta in carico arrampicatorio. Questa visita in genere da gli elementi necessari per risolvere il problema.CURAI provvedimenti necessari sono diversi a seconda del tipo, dimensione e posizione della spina. Si va dal fare degli scarichi selettivi sulla tomaia della scarpetta al cambiare scarpetta scegliendone una che non causa compressione proprio in quel punto, e possibilmente non ne causi altri. Se questo non basta è possibile eseguire un intervento mininvasivo andando a limare la spina con un taglio di pochi millimetri. Vedi fig prima e dopo l’intervento.

PREVENZIONE DELLE SPINE E PREVENZIONE DELLE RECIDIVE POST TRATTAMENTO

Dato che la causa di queste spine sono le compressioni, bisogna scegliere una scarpetta adatta al proprio piede. Si deve considerare:L’assetto digitale che il proprio piede assume all’interno quando viene messo sotto carico.Il tipo di materiale della tomaia: tomaie in pelle animale: sono cedevoli e quindi si adattano al piede. Questo in teoria previene le spine, in quanto la compressione diminuisce quando la scarpetta si adatta al piede. In pratica però, noi climber per prevenire la perdita della performance causata dal giusto cedimento della scarpetta le prendiamo 3 numeri e mezzo in meno. Questo porta sicuramente a compressioni importanti con discreto rischio di sviluppare spine o di avere delle recidive. Tomaie in pelle sintetica: hanno il grande vantaggio di non cedere e quindi di mantenere la performance della scarpetta. Purtroppo gli avampiedi non sono tutti uguali, classicamente vengono classificati in 3 morfologie a seconda che sia piùlungo l’alluce o il 2° dito; al contrario ogni tipo di scarpetta attualmente può ospitarecorrettamente solo un tipo di avampiede. Questo comporta che in un campionecasuale 2/3 dei climber non indossano una scarpetta adatta, ciò può portare acompressioni molto importanti se si prende una scarpa che per avere una buonatenuta sul mesopiede e retropiede spesso comprime troppo l’avampiede, con rischio di formazione delle spine.Da qualche anno si stà affermando sul mercato una terza via che potrebbe risolverequesto problema: la microfibra elastica a memoria di forma. In pratica questo tipodi tessuti grazie alla propria elasticità cede quando viene indossato. Questocedimento però avviene solo dove c’è più pressione, in questo modo la scarpetta siadatta alla forma che le dita assumono nella scarpetta riducendo la pressione checausa le spine falangee. Fin qui nessuna novità è la stessa cosa che fa la pelleanimale; però quando la scarpetta viene tolta la microfibra ,grazie alla propriaelasticità ripristina la lunghezza e resistenza originarie. Quindi non c’;è bisogno siprenderle 3 numeri e mezzo più piccole perchè non si lasciano andare.L’ultimo importante fattore da prendere in considerazione è il tipo di intersuola, non solo lasua lunghezza, ma soprattutto la sua rigidità. In taluni casi se si ha la fortuna di conoscereuno di quegli abili artigiani, che qualcuno chiama volgarmente risuolatori, se si possiede unascarpette con una tomaia non soggetta a cedimento è possibile farsi fare un’intersuola custom con scarico sotto alcune teste dei metatarsali secondari per dar loro più spazio mantenendo ridigità e sensibilità, o adattare il puntale al proprio assetto digitale.

CONCLUSIONEI dolori al piede in arrampicata sono molto frequenti, non vanno accettati come un dogma, inquanto un piede dolente è un piede che non carica correttamente. L’ovvia conseguenza è cheil grado scende o non sale, proprio come il divertimento verticale. Quindi un dolore persistente ad un piede non va sottovalutato, ma indagato, perchè può essere causato da una patologia o può essere il campanello d’allarme di una patologia in arrivo. Nel primo caso vacurata, nel secondo va prevenuta, senza compromettere le prestazioni e possibilmente senzacambiare 20 scarpette prima di trovare quella giusta.Dottor Kelios Bonetti, Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia, espertoin patologia arrampicatoria.

OSTEOFITOSI NEL PIEDE DEL CLIMBER. UN APPROCCIO MININVASIVO CON TECNICA MIS

OSTEOFITECTOMIA NEL PIEDE DEL CLIMBER

Come spiegato nell’articolo che precede questa relazione (Avevo male ai piedi se non la chiudevo) le sollecitazioni dell’arrampicata e l’utilizzo di calzature inadatte possono causare delle escrescenze ossee dette osteofiti, che rendono doloroso l’utilizzo delle scarpette.

Non sempre con la terapia conservativa o infiltrativa si può risolvere il problema. Per questo a volte è necessaria la rimozione chirurgica. in genere serve un taglietto di un paio di cm, che purtroppo può dare anche complicanze come ad esempio dolore per qualche tempo e problemi alla cicatrice (cicatrici dolorose, ipertrofiche, retraenti).

Per ovviare all’ invasività chirurgica e alle complicanze, in questo 2019 ho iniziato ad applicare la tecnica mininvasiva del Professor De Prado anche per la patologia osteofitica falangea sia subungueale, che paraarticolare e terminale. Tramite un accesso di circa 3 mm con le apposite microfrese mi è stato possibile in anestesia tronculare sotto controllo fluoroscopico rimuovere gli osteofiti e con essi la sintomatologia dolorosa permettendo di calzare nuovamente le scarpette appena il tramite chirurgico è cicatrizzato.